Dalla Bocca della verità alla grande bellezza

Se si è in vena di romanticismo, a Roma non c’è che da scegliere. Si può, ad esempio, partire da piazza Bocca della Verità, vicino al Lungotevere Aventino e più esattamente dalla Chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

 

Per cominciare in modo simbolico ci si potrebbe entrare e, nel pronao, affacciarsi a vedere proprio la Bocca della Verità per toccare con mano una leggenda. Proprio con mano perché leggenda vuole che il gran faccione dall’espressione ambigua, tra il triste e il meravigliato, con la sua bocca spalancata sia pronto ad addentare la mano del bugiardo. Quale migliore prova se a visitarlo fossero due innamorati? Chi non ricorda l’esitante Audrey Hepburn sollecitata a provare da Gregory Peck in “Vacanze romane”, il suo rapido sottrarre la mano, poi la malcelata esitazione di lui, nell’infilarla a sua volta e fingere poi il morso?

 

Se davvero la pietra si animasse e mordesse? Meglio non tentare se non si è sicuri e incamminarsi per la via di Santa Maria in Cosmedin e arriva a imboccare una strada che sale, il Clivio di Rocca Savella. Ci porterà più in alto, verso il Colle dell’Aventino. È un strada antica, che prende il nome da una potente famiglia un tempo illustrata da pontifici e senatori, con quanto resta di una rocca che, al tempo della Repubblica romana, nel giugno del 1849, servì ai francesi per bombardare l’esercito glorioso di Garibaldi. Ed è proprio l’altitudine che favoriva i cannonieri per la sua vista a dare al visitatore la possibilità di cominciare a intravedere Roma dall’alto.

 

Della rocca resta poco, la parte esterna con le feritoie, con la cima a sbalzi regolari, con una torre-porta che fa immaginare il movimento di cavalli e cavalieri, un’atmosfera di guerra che oggi è diventata pace e silenzio in un metaforico passaggio dalla Roma del traffico urbano alla solennità dell’Aventino. È come se il visitatore potesse sentirsi parte di un turismo di nicchia, all’antica, da tempi del grand tour, così diverso dagli incolonnamenti con bandiera per non perdersi lontano dalla guida. Sono invece la libertà della scelta e il desiderio di un’intima condivisione che portano qui e che conducono nel luogo magico degli odori e del panorama, il Giardino degli Aranci.

 

Lì arriva il Clivio di Rocca Savella, ad un luogo di piante, di aranci soprattutto, un parco relativamente più recente, del 1932, realizzato con i criteri moderni di una città da vedere con calma da un parco come quello. Prima di entrare, il faccione di una fontana seicentesca ricorda abbastanza la Bocca della verità vista di sotto. Ha baffoni, ma rammenta ancora il bisogno di verità della coppia, anche se non c’è da fare la prova del morso.

 

Poi dentro, tra le piante e i fiori, per guadagnare il panorama di Roma che, se si è ben calcolato il tempo del viaggio, sarà più bello al calare della sera. Se si è amanti del cinema italiano si avrà un motivo in più di sorriso per il nome che porta un viale, intitolato a Nino Manfredi, il grande attore simbolo, con Aldo Fabrizi, Paolo Panelli e qualche altro, dello spirito romanesco. E si ripenserà a una scena del film “La grande bellezza”, quando Joe Gambardella, in uno dei suoi percorsi nelle vie e nello spirito di Roma, osserva un gruppo di novizie sul portico della basilica.

 

Si rinfresca la testa poco lontano dal fontanone seicentesco. Ci passa davanti mentre una delle novizie lo guarda. Il faccione di pietra si ingrandisce e lo guarda anch’esso come lo ammonisse. Vede rientrare le bambine nel buio di Santa Sabina e al loro riso gioioso subentra la gracidante voce di una donna al cellulare. Poi dalle sbarre intravede una suora su una scaletta cogliere frutta da un albero del Giardino degli Aranci. Tutta l’erba intorno alla suora è comporta di arance e il saio della suora sembra un lenzuolo al vento. Ironia e mistero sul volto di Toni Servillo, l’attore che interpreta l’anima davanti alla grande bellezza, e potrà essere quello il sentimento di chi si aggira per quella Roma che non è da tutti vedere. Non solo perché pochi vi si avventurano ma perché per vedere la grande bellezza e percepirne lo spirito antico occorrono occhi speciali.

 

 

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