Lord Byron a Roma e il tè

Lord George Gordon Byron giunge a Roma il 29 aprile 1817, dopo aver lasciato Venezia e percorso il classico itinerario del Grand Tour, con visite a Firenze, Siena e dirigendosi con la sua pittoresca “ corte” verso il centro Italia, quello che allora era lo Stato della Chiesa.

 

Il poeta è deciso a scoprire il fascino e la bellezza della città incantata, che attira moltissimi stranieri, e in particolare i suoi connazionali, infatti, una folta colonia di britannici, artisti e aristocratici si è insediata nella città eterna. I salotti, le compagnie giocose, le gite fuori porta, le notti di luna.

 

Byron, il nostro eccentrico e melanconico poeta, ha un’altra visione di Roma. Appare come un frammento di tempo, in cui l’antico passato prende forma davanti ai suoi occhi. Rivive così la gloria e la nostalgia di una classicità perduta, che ritrova nelle sue passeggiate romane. Una città estesa tra il fiume, le rive e le piazze, le magnifiche chiese, che conserva i suoi duplici tratti di nobiltà potente in palazzi magnifici e viuzze e piazzette popolari, che agli occhi del nostro Lord dovevano sembrare pittoresche. Roma sembra “costruita” per il giovane Harold, il personaggio di uno dei suoi più celebri poemi: Childe Harold’s Pilgrimage. Il pellegrinaggio di Harold si basa su vicende autobiografiche, celebrando e dando vita con questi versi all’eroe romantico per eccellenza, quello byroniano: ambiguo fra bene e male, nostalgia e tristezza, cercando una vita avventurosa, diversa.

 

Roma appare a Byron come un sogno, un frammento di storia grandiosa che sente irrimediabilmente perduta. “Insieme di antico e moderno, supera la Grecia” scriveva al suo amico ed editore John Murray, e la scopre nelle sue peregrinazioni anche percorrendola a cavallo, spingendosi poi verso i colli, sovrastato dal panorama e dal “rumore silenzioso” della campagna romana. Lord George amava scoprire i dintorni e soprattutto, cavalcare di notte al chiaro di luna. Già erano leggenda le sue cavalcate su litorale pisano e livornese, così in Childe Harold’s Pilgrimage riemerge un passato perduto, che solo l’amore per il bello e l’antichità poteva far rivivere nei versi.

 

Sono 22 giorni intensi, in cui ritrova la voglia di scrivere, lontani gli avvenimenti familiari dolorosi che lo hanno costretto a “fuggire” dall’Inghilterra. Alloggia a Piazza di Spagna quasi di fronte alla casa di Keats. Il grande poeta ospita in quel periodo il loro amico Shelley, in visita alla città eterna. E dunque i tre grandi innovatori della poesia inglese, si ritrovano uniti in una delle città più belle al mondo. Autori di un romanticismo che scopriva nelle rovine e nella memoria del tempo una bellezza “ancora più bella “, facendo si che l’atmosfera classica fosse romanticamente pervasa da sentimenti ed emozioni sul passato e sull’avvenire che si presentava difficile e fosco.

 

Ovviamente l’immagine del genio ribelle e tormentato , scandaloso e attratto dalla bellezza femminile, e certo le signore non disdegnavano le attenzioni del giovane dandy, era appunto una immagine. L’eroe tutto preso da sublime e bellezza, doveva confrontarsi con la realtà, con il prosaico presente, che riportava Lord Byron alle sue smanie e nevrosi. Sappiamo dai suoi scritti, come fu sempre perseguitato da una paura , quella di ingrassare, infatti, si sottoponeva, dopo bagordi, a diete terribili, solo carote, solo insalata, e così via. Ma come tutti gli anglossassoni trovava conforto in un buon thé, miscele rare, trasportate in preziose teabox, in quel rito delicato e di pausa e di riposo alla mente e al corpo che è la ritualità del thè. L’acqua calda, le tazze, l’aroma che rincuora e invade l’ambiente con il profumo.

“Se hai freddo, una tazza di tè ti riscalda.

Se sei depresso, ti rincuora.

Se sei agitato ti rilassa.”

Così recitava il motto di Lord Gladstone. Il conforto e il calore, il profumo che si sprigiona dalle foglioline di questa pianta così universalmente conosciuta, sono una sicurezza in ogni viaggio. Lord Byron sorseggiava il suo thè pregiato, alle finestre da cui poteva ammirare la scalinata e la Trinità dei Monti.

 

L’eleganza e l’attenzione per i particolari, che tanto piacevano a Lord George, sono oggi irrinunciabili per l’Hotel che proprio dal grande lirico trae il suo prestigioso nome. Per una visita a Roma indimenticabile, l’Hotel Byron ha perfezionato la sua accoglienza, in ogni camera, infatti è stato predisposto un angolo particolare quello per il thè, (o altri infusi) con bollitori e selezioni di thé, e dunque i visitatori, dopo un’intensa scoperta delle bellezze romane, camminate nei parchi , potranno rilassarsi, in compagnia della bevanda più famosa al mondo, con una scelta per l’ospitalità che distingue l’Hotel Byron.

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Lord Byron Hotel | Roma, Italy Via Giuseppe De Notaris, 5 - 00197 ROMA Tel. +39 06 3220404 / +39 06 3613041 Fax +39 06 3220405 info@lordbyronhotel.com