Roma insolita e misteriosa: il quartiere Coppedé

Vicino al centro storico di Roma, tra viale regina Margherita, una prosecuzione di via dei Parioli, e corso Trieste, sorge un quartiere unico e singolare: il quartiere Coppedé.

 

Il nome è quello dell’architetto fiorentino che tra il 1915 e il 1927 progettò e rese possibile la costruzione di uno spazio incantato e incredibilmente affascinante. Vi invitiamo così ad un passeggiata unica che vi farà scoprire una Roma diversa. Uno sguardo su una prospettiva che si allontana dalla classicità imperiale e dei papi, e che offre uno sguardo ampio con esempi di arte e architettura che legano la capitale ai più grandi movimenti artistici e culturali europei.

Tra la fine dell’ 800 e l’inizio del 900, Roma è interprete di vari cambiamenti urbanistici, la città s’ingrandisce e nascono nuovi quartieri: il Nomentano, il Salario, e il Coppedé.

Non proprio un quartiere nel senso letterale del termine ma una serie di ville e palazzi, alcuni di rappresentanza progettati in un stile che associa il Liberty, influenze gotiche e rinascimentali ad una fantasia simbolica propria dell’artista architetto. Arrivando da via Tagliamento, si accede attraverso un grande arco una porta per entrare in un altro spazio e tempo. Guardate in alto e vedrete sospeso sopra le vostre teste un grande lucernario, un vero e proprio lampadario in ferro battuto con motivi neogotici che illumina la notte e indica il percorso. Secondo alcuni studiosi tutto il quartiere nasconde una simbologia di origine massonica, sicuramente esoterica. Si può infatti considerare come un percorso iniziatico che porta alla conoscenza multiforme e mutevole.

 

Questa ricercatezza nel decoro legato ad un passato leggendario era molto i voga anche in altre grandi città europee. Londra si arricchì di quello stile vittoriano neogotico che gli architetti George Gilbert Scott e Charles Barry resero famoso con il celeberrimo edificio neogotico di Westminster. O a Parigi Eugénie Viollet-le Duc che proponeva una architettura chiaramente ispirata al gotico per non parlare della Spagna, in Catalogna dove Antoni Gaudì fece di Barcellona la città emblema del suo credo spirituale e naturalistico dando vita alla Sagrada Familia.

 

Sono dunque ispirazioni che un eccellente uomo di cultura abituato fin da piccolo a vivere in una famiglia di artisti, e a conoscere molti degli artisti fiorentini di fine 800, assimilò con una sensibilità particolare. Infatti nel quartiere Coppedé si trovano esempi di Art nouveau o Liberty come veniva chiamato in Italia il movimento artistico, a causa dell’enorme fama che il negozio londinese aveva acquistato nel nostro Paese. Torri, guglie, inferriate, affreschi, torrette e finestre a losanghe, contribuiscono a creare immediatamente un’atmosfera particolare.

 

Il quartiere si dirama da una piazza centrale, piazza Mincio, dove al centro sorge la fontana delle Rane. Per Coppedé la rana è l’animale simbolo di metamorfosi, nel regno dell’acqua e della terra, inoltre per molti suoi contemporanei appariva quasi una specie di parodia della celebre fontana delle Tartarughe del Bernini.

 

Il progetto urbanistico di Coppedé doveva ben equilibrare gli spazi tra edifici “di rappresentanza” come ambasciate e istituti, e abitazioni private. Subito attraversando il grande arco si trova il palazzo dei Ragni, chiamato così perché un enorme aracnide nero affrescato orna come un guardiano l’entrata all’edificio. Si ammira anche un affresco in ocra e nero che rappresenta un cavaliere tra due grifoni. Maestoso balza subito alla vista.

 

In tutto il quartiere si respira questa atmosfera sospesa e incantata, ne è un esempio la magica villa delle Fate. Già la sua struttura modulata con linee eleganti e flessuose è un insieme di decori e stili ottenuti con materiali eterogenei: legno, vetro, marmi, travertino rendono eclettiche le facciate dell’edificio. Sono affrescate inoltre con richiami struggenti a Firenze, città natale dell’architetto. Affreschi con Petrarca e Dante, altri con fiori, api, fate (da cui il nome) in un stile da regina delle fiabe, che richiama sia il grande rinascimento sia la passione per una simbologia ermetica dell’autore.

 

I simboli si intrecciano tra esseri fantasiosi e animali dal forte potere iconico le api che sono simbolo di potenza e virtù laboriosa, il leone di San Marco come il protettore di Venezia, oppure l’albero della vita dalle molteplici simbologie come ad esempio la vita eterna e la massima sapienza, e colombe e segni zodiacali. Certamente non poteva sfuggire ai grandi registi del genere horror, questa location originale. Il regista italiano Dario Argento ha girato molte scene di alcuni suoi film tra cui Inferno e L’uccello dalle piume di cristallo, in cui le silenziose ville del quartiere nascondono segreti inconfessabili e presenze oscure, quando nella silenziosa notte solo gli zampilli della fontana scandiscono il tempo.

 

Ma questa è fiction e sicuramente è meglio immaginare la lussuosa vita che durante gli anni è trascorsa in questi ambienti estremamente eleganti. Lasciando il luogo, rientrerete nel mondo contemporaneo, i rumori, la fretta, il traffico vi faranno ancora di più apprezzare questo incredibile e unico volto di una Roma fatata.

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