Roma: un fantasma a Castel Sant’Angelo

La triste storia di Beatrice Cenci

 

Quando si visita una città che ha dietro di sé millenni di storia, e in particolare Roma “caput mundi”, capitale del mondo come gli antichi romani definivano la loro amata città, si intrecciano storie affascinanti ed esemplari in un percorso che può spaziare dai monumenti più classici, alle chiese barocche, alla grande piazza San Pietro con la meravigliosa cupola, in una alternanza di sacro e profano unico nel suo genere.

 

Ed è propria in questa città che si possono trovare alcuni riferimenti davvero curiosi e singolari di misteri e racconti di fantasmi o di esoterismo che accompagnavano nel corso del tempo uomini che cercavano di superare le rigide regole che la Chiesa imponeva a tutti i malcapitati scoperti ad esercitare “magia, opera del demonio e malefici” portandoli direttamente sul patibolo. Il fuoco purificatore o il taglio della testa. Erano secoli feroci eppure non mancarono esempi importanti. Per un itinerario del mistero, si può cominciare da luogo che più di altri significava punizione e detenzione: Castel Sant’Angelo, l’imponente edificio che sorge sulla riva destra del Tevere e che un ponte, il ponte di Sant’Angelo collega con la riva sinistra.

 

Vicino al Vaticano, la sua storia è legata a quella di Roma e alle sue vicende di potere e bellezza, di meraviglioso e oscuro. Costruito dall’imperatore Adriano come mausoleo funebre nel 125, fu completato con la forma attuale da Antonio Pio nel 135 con la caratteristica forma cilindrica che dà immediatamente la sensazione di chiusura e fortezza. Dopo l’età imperiale, diventò un edificio importante nella vita e nel potere temporale dei papi. Il suo nome è dovuto ad una visione che il papa Gregorio I nel 590 ebbe mentre era in preghiera per scongiurare un’epidemia di peste, e vide l’arcangelo Michele che sguainava la sua spada. Era un luogo dove si trovavano i forzieri vaticani con i tesori, e aveva una caratteristica importante che permetteva ai pontefici di fuggire da San Pietro e rifugiarsi al Castel Sant’Angelo.

 

E’ il famoso Passetto, una strada sopraelevata che corre lungo le mura vaticane fino a raggiungere la fortezza sicuro e fortificato. Durante il terribile sacco di Roma del 1527, il papa Clemente VII riuscì a fuggire dai terribili lanzichenecchi che erano al soldo dell’imperatore Carlo V, rifugiandosi fra le sue stanze. L’edificio fungeva anche da Tribunale e carcere, e molti personaggi illustri furono detenuti in celle talmente strette da non poter permettere al prigioniero alcun movimento. Benvenuto Cellini, Caravaggio, Giordano Bruno e altri filosofi e pensatori considerati eretici, furono incarcerati fino al XIX secolo quando le carceri si riempirono di patrioti che lottavano per l’Unità d’Italia e per un stato laico.

 

In questo luogo di dolore e sofferenza, secondo la leggenda, si aggira il fantasma di una giovanissima ragazza bellissima, condannata a morte e la cui storia è intrisa di ingiustizia e atrocità. Si chiamava Beatrice Cenci, ed era figlia di Francesco, un nobile corrotto e dedito ai vizi più turpi. La piccola Beatrice, rimasta presto orfana della madre, fu rinchiusa in convento e dopo che il padre si risposò con Lucrezia Petroni, fu di nuovo presente a palazzo. E la sua vita divenne un inferno tra i soprusi e le attenzioni morbose paterne. In seguito, per i grandi debiti che quell’uomo terribile aveva accumulato, fu costretta a seguire la famiglia nel feudo di Petrella Salto, che all’epoca si trovava nello Regno di Napoli. Il conte era talmente dedito ai vizi che ebbe rapporti incestuosi con la povera ragazza. Non poteva continuare così e dunque con l’aiuto dei fratelli Giacomo e Bernardo e due aiutanti Olimpio Calvetti e il maniscalco Marzio da Fioran, fu organizzato un piano per eliminare il conte e con la matrigna Lucrezia uccisero il conte.

 

Ma non tutti pensarono che la morte fosse stata accidentale, e cominciarono ad indagare, riesumando la salma e scoprendo così ferite dovute all’omicidio e non certo ad una caduta da un ballatoio. Beatrice, i suoi fratelli, la matrigna e i due aiutanti furono incarcerati a Castel Sant’Angelo. Il processo, di cui abbiamo una documentazione precisa e meticolosa, fu una farsa e a niente servirono le prove attenuanti come le ingiurie e le ossessioni incestuose e psicotiche subite dalla ragazza. Tutti furono condannati a morte.

 

A Roma come del resto in tutte le città del mondo, in quei secoli, le condanne capitali costituivano un momento “epico” in cui il popolo si radunava, spinto dalla curiosità di vedere e dalla paura della pena subita. L’11 settembre 1599, nella piazza antistante Castel Sant’Angelo, Beatrice Cenci fu decapitata con la spada. Stessa sorte era stata inflitta precedentemente alla matrigna e i fratelli che furono, dopo la morte, squartati e i poveri resti dispersi.

 

La morte straziante di Beatrice fu trasformata in leggenda. Infatti la vigilia dell’11 settembre, data della morte, si dice che il fantasma della giovane si possa intravedere a Castel Sant’Angelo, portando in mano la sua povera testa, come una anima straziata a ricordo dell’ingiustizia subita, cosicché nei secoli il dolore sempre si rinnova e prende forma misteriosa.

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