La storia di Cinecittà

Cinecittà è lontana poco meno di dieci chilometri dal centro storico della Capitale.

Ci si può arrivare con la linea A della Metropolitana, o in macchina, uscendo in direzione Tuscolana dal Grande raccordo anulare.

È una sterminata area con teatri di posa di tutti i tipi, dove si realizzano produzioni per il cinema, la televisione, la pubblicità e quanto altro serve alla società dell’immagine. Oggi è più europea che romana ma non ha perso quell’anima capitolina che l’accompagnava dalle origini e che sviluppò specialmente con il cinema del neorealismo e con le commedie all’italiana.

Dal 1937, attori, generici e comparse popolano le vie tra i diversi scenari.

Luchino Visconti aveva reso Cinecittà protagonista, nel 1951, facendo vedere le aspettative di una società che, tra il bisogno e il desiderio di gloria, inseguiva il miraggio del cinema, con ‘Bellissima’, storia di una bambina trascinata dalla madre nella bolgia di una selezione cinematografica.

Nel 1963, gli studi ospitarono molte scene di un colossal, ‘Cleopatra’, del regista Joseph L. Mankiewicz, e i bollenti protagonisti, Liz Taylor e Richard Burton, parvero aggiungere un capitolo di dolce vita. Intorno a loro pullulava un mondo romano di generici, comparse, operai, elettricisti e quant’altro.

Vedere quei film aiuta a capire il mondo di celluloide che ha fatto palpitare milioni di spettatori. Si pensi alle scene del film di Carlo Verdone, “Troppo forte”, nel 1986. Siamo nella breve pausa concessa alle comparse. Un bullo che crede di capeggiare una banda di giovanotti di borgata racconta le sue gesta di presunto attore. È circondato da vari personaggi in circolo. Ci sono alcuni improbabili personaggi spaziali, un austero senatore romano in tunica, una specie di centurione, come se diverse epoche della storia si incontrassero lì. Ma una cosa li accomuna tutti: hanno un inconfondibile accento romanesco e soprattutto quel certo spirito ironico e scettico che è caratteristico della grande città, dal tassista, al vetturino, al cameriere, all’impiegato a chiunque sia nato o viva da tanti anni a Roma.

Migliaia di comparse hanno aiutato a fare film importanti in quel territorio di Cinecittà, nato nel 1937. Tra quei finti scenari passa la storia del grande cinema, dai colossal dell’anteguerra, ai cosiddetti telefoni bianchi, le commediole di ambiente borghese o aristocratico decadente, alla produzione del dopoguerra.

Il 16 marzo 1959, cominciavano a Cinecittà le riprese di un film destinato a celebrare la Roma della notte e delle ore perdute, il film di Federico Fellini, La Dolce vita. Furono preparate decine di studi per riprodurre luoghi di Roma e ambienti. Non bastava e occorsero anche molti altri scenari esterni, ma Cinecittà era il cuore di un’ambientazione che doveva lasciare il segno. Partecipavano attori che avevano cominciato in quegli ambienti come il protagonista, Marcello Mastroianni, e tanti altri stranieri ma lo spirito di Roma entrò nell’anima di tutti grazie alla magnifica rappresentazione degli studios capitolini.

Tanti altri film sono stati creati lì, anche alcuni che rappresentavano altri mondi, come ‘Gangs of New York’, di Martin Scorsese. Il regista americano scelse di girare lì perché era un mondo attrezzato per la cinematografia, ma aveva anche la voglia di seguire la strada di colleghi come Rossellini, Visconti e Fellini, che considerava grandi maestri. Un’altra generazione di registi scelse ancora Cinecittà, come Giuseppe Tornatore che utilizzò una ventina di set, oltre a quelli di ‘Odessa’, per La leggenda del pianista sull’Oceano, e come l’altro americano Antony Minghella che girò molte scene del ‘Paziente inglese’ in Italia, nel 1996. Furono costruiti lì scenari del Monastero, centro dell’azione di spionaggio, di guerra e d’amore.

Hanno chiamata Cinecittà “Hollywood sul Tevere” e ha visto realizzare oltre 3.000 film, diversi dei quali premiati anche con le statuette degli Oscar.

Qualche tempo fa, l’inglese BBC ha realizzato qualcosa che ricorda il colossal storico, una serie televisiva dal titolo Roma (Rome), ideata da Bruno Heller, autore di altre produzioni di successo. Una foto che ha circolato sul web faceva vedere alcune comparse riposare al sole, tra finti scenari e finte colonne, con in bocca una sigaretta e ai piedi una bottiglietta di plastica di acqua minerale. Quella scena esprime bene la magia di un’invenzione che abita da ottanta anni a Cinecittà e che ha e avrà sempre bisogno dei romani per sembrare vera.

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